Iperammortamento 2026 e software: un’opportunità concreta, tra regole nuove e questioni ancora aperte. Facciamo il punto

UPDATE 16 APRILE 2026: svolta definitiva del MEF e nuovi chiarimenti

Il quadro di incertezza descritto nell’articolo è stato superato dal Comunicato Stampa n. 31 del 12 marzo 2026 emesso dal MEF. Il Ministero ha sciolto le riserve tecniche confermando la soppressione del vincolo di origine UE/SEE per i software. Questa decisione rimuove l’obbligo di tracciabilità geografica del codice: le imprese possono ora adottare le migliori tecnologie globali (AI, MES, Cloud) senza restrizioni, purché integrate nel processo produttivo italiano.

Check-list: i documenti necessari per non perdere il beneficio

Sebbene il decreto sia in fase di pubblicazione finale in Gazzetta Ufficiale, le regole per la futura comunicazione al GSE sono già certe. Ecco cosa preparare:

  • copia del bonifico di acconto (minimo 20%): fondamentale per bloccare l’aliquota del 180% entro l’anno solare
  • conferma d’ordine e contratto: con descrizione dettagliata delle funzionalità del software (MES, AI, Cybersecurity OT)
  • attestazione di interconnessione: documentazione tecnica che provi lo scambio dati bidirezionale tra software e asset produttivi (campo in cui Zuffellato fornisce supporto diretto).
  • perizia tecnica asseverata: obbligatoria per investimenti sopra i 300.000 €; sotto tale soglia è sufficiente un’autodichiarazione ma l’analisi tecnica resta vivamente consigliata.

Con la Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) lo Stato cambia passo nel sostegno agli investimenti tecnologici delle imprese. Dopo anni centrati quasi esclusivamente sui crediti d’imposta dei piani Transizione 4.0 e 5.0, torna l’iperammortamento, uno strumento pensato per favorire investimenti strutturali e di lungo periodo.

La misura riguarda gli investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive situate in Italia ed è accessibile a tutte le imprese, indipendentemente dalla dimensione. A fare la differenza non è “chi investe”, ma in cosa e come si investe.

Per il periodo 2026–2028 l’iperammortamento diventa quindi una leva importante soprattutto per chi punta su software industriali e sistemi digitali avanzati, strettamente collegati ai processi produttivi.

Perché l’iperammortamento è diverso dai crediti d’imposta

A differenza dei crediti d’imposta, l’iperammortamento non genera un beneficio immediato. Il vantaggio fiscale si ottiene nel tempo, attraverso una maggiorazione delle quote di ammortamento che riduce progressivamente il reddito imponibile.

In pratica il beneficio è distribuito su più anni, premia investimenti che creano valore duraturo e
spinge le imprese a pianificare.
È una logica particolarmente adatta ai software industriali, che difficilmente producono ritorni immediati ma incidono in profondità su efficienza, controllo dei dati e organizzazione dei processi.

Software agevolabili: conta il legame con la produzione

Non tutti i software possono beneficiare dell’iperammortamento. La norma richiama i beni immateriali dell’Allegato V ma l’elemento decisivo è l’integrazione con la produzione.

Il software è agevolabile solo se:

– è collegato ai sistemi di fabbrica;
– interagisce con macchine, impianti o flussi produttivi;
– contribuisce all’automazione, al monitoraggio o all’ottimizzazione dei processi.

Rientrano quindi soluzioni come MES, SCADA, Industrial IoT, sistemi di tracciabilità industriale, cybersecurity OT, Digital Twin e applicazioni di AI industriale, purché realmente integrate nel contesto produttivo.

Restano invece esclusi i software generici o puramente amministrativi, come ERP o CRM non connessi alla fabbrica.

Il punto chiave è questo: non basta acquistare un software evoluto, serve un progetto di digitalizzazione coerente e dimostrabile.

Il vincolo “Made in Europe”: la vera svolta ma anche il nodo principale

La novità più rilevante introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 è il vincolo di origine UE/SEE. Per accedere all’iperammortamento i beni – materiali e immateriali – devono essere prodotti in uno Stato dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo.

Il principio è chiaro. L’applicazione pratica, soprattutto per i software, lo è molto meno.

Che cosa significa, infatti, “software prodotto in Europa”? Si tratta del luogo in cui è stato sviluppato, di dove risiede il proprietario del codice, o di dove viene rilasciata la licenza? Le imprese attendono chiarimenti ufficiali. E questi chiarimenti devono arrivare da un decreto attuativo.

Il decreto attuativo: ad oggi è fermo al MEF

Per rendere operativa la misura la Legge di Bilancio 2026 richiede un decreto attuativo congiunto MIMIT–MEF.

Il MIMIT ha predisposto la bozza del decreto e l’ha trasmessa a inizio gennaio al MEF per il controllo tecnico‑contabile.
Durante questa fase la Ragioneria Generale dello Stato ha sollevato alcuni dubbi, anche sulla definizione del vincolo di origine UE/SEE e sulla tracciabilità dei software e dei componenti digitali, oltre che su la quantificazione degli oneri e la compatibilità con le regole europee sugli aiuti di Stato.
Di conseguenza il testo non è stato ancora validato dal MEF e inviato alla Corte dei Conti e quindi non può essere pubblicato e reso operativo.

Per le imprese del settore dal decreto ci si aspetta soprattutto una definizione chiara dei criteri per verificare l’origine UE/SEE dei software.

Cosa possono fare oggi le imprese

Anche in un quadro ancora incompleto alcune indicazioni sono già evidenti: è fondamentale coinvolgere fin da subito i fornitori di software, chiedendo informazioni su origine, sviluppo e licenze. Poi va documentata con attenzione l’integrazione del software con la produzione perché
pianificare ora consente di ridurre il rischio di investimenti non agevolabili domani.
Chi si muove per tempo ha un vantaggio concreto.

Tempistiche da ricordare

Gli investimenti agevolabili devono essere effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con la possibilità di completare entro il 30 giugno 2027 quelli avviati nel 2026, a fronte di un acconto minimo del 20%.

Dalla norma all’innovazione reale

Il nuovo iperammortamento non è una misura “automatica”. Come detto richiederà comunque una corretta qualificazione dei software, coerenza tra tecnologia, processi e strategia fiscale, documentazione adeguata e bisognerà monitorare gli sviluppi per quanto riguarda il vincolo di origine UE/SEE.

Affrontarlo con metodo e con una consulenza qualificata significa trasformare un incentivo fiscale in un vero progetto di innovazione, evitando errori che possono annullarne i benefici.

 

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