Con la
Legge di Bilancio 2026 (
Legge n. 199/2025) lo Stato cambia passo nel sostegno agli investimenti tecnologici delle imprese. Dopo anni centrati quasi esclusivamente sui crediti d’imposta dei piani Transizione 4.0 e 5.0, torna l’iperammortamento, uno strumento pensato per favorire investimenti strutturali e di lungo periodo.
La misura riguarda gli investimenti in beni strumentali destinati a strutture produttive situate in Italia ed è accessibile a tutte le imprese, indipendentemente dalla dimensione. A fare la differenza non è “chi investe”, ma in cosa e come si investe.
Per il periodo 2026–2028 l’iperammortamento diventa quindi una leva importante soprattutto per chi punta su software industriali e sistemi digitali avanzati, strettamente collegati ai processi produttivi.
Perché l’iperammortamento è diverso dai crediti d’imposta
A differenza dei crediti d’imposta, l’iperammortamento non genera un beneficio immediato. Il vantaggio fiscale si ottiene nel tempo, attraverso una maggiorazione delle quote di ammortamento che riduce progressivamente il reddito imponibile.
In pratica il beneficio è distribuito su più anni, premia investimenti che creano valore duraturo e
spinge le imprese a pianificare.
È una logica particolarmente adatta ai software industriali, che difficilmente producono ritorni immediati ma incidono in profondità su efficienza, controllo dei dati e organizzazione dei processi.
Software agevolabili: conta il legame con la produzione
Non tutti i software possono beneficiare dell’iperammortamento. La norma richiama i beni immateriali dell’Allegato V ma l’elemento decisivo è l’integrazione con la produzione.
Il software è agevolabile solo se:
– è collegato ai sistemi di fabbrica;
– interagisce con macchine, impianti o flussi produttivi;
– contribuisce all’automazione, al monitoraggio o all’ottimizzazione dei processi.
Rientrano quindi soluzioni come MES, SCADA, Industrial IoT, sistemi di tracciabilità industriale, cybersecurity OT, Digital Twin e applicazioni di AI industriale, purché realmente integrate nel contesto produttivo.
Restano invece esclusi i software generici o puramente amministrativi, come ERP o CRM non connessi alla fabbrica.
Il punto chiave è questo: non basta acquistare un software evoluto, serve un progetto di digitalizzazione coerente e dimostrabile.
Il vincolo “Made in Europe”: la vera svolta ma anche il nodo principale
La novità più rilevante introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 è il vincolo di origine UE/SEE. Per accedere all’iperammortamento i beni – materiali e immateriali – devono essere prodotti in uno Stato dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo.
Il principio è chiaro. L’applicazione pratica, soprattutto per i software, lo è molto meno.
Che cosa significa, infatti, “software prodotto in Europa”? Si tratta del luogo in cui è stato sviluppato, di dove risiede il proprietario del codice, o di dove viene rilasciata la licenza? Le imprese attendono chiarimenti ufficiali. E questi chiarimenti devono arrivare da un decreto attuativo.
Il decreto attuativo: ad oggi è fermo al MEF
Per rendere operativa la misura la Legge di Bilancio 2026 richiede un decreto attuativo congiunto MIMIT–MEF.
Il MIMIT ha predisposto la bozza del decreto e l’ha trasmessa a inizio gennaio al MEF per il controllo tecnico‑contabile.
Durante questa fase la Ragioneria Generale dello Stato ha sollevato alcuni dubbi, anche sulla definizione del vincolo di origine UE/SEE e sulla tracciabilità dei software e dei componenti digitali, oltre che su la quantificazione degli oneri e la compatibilità con le regole europee sugli aiuti di Stato.
Di conseguenza il testo non è stato ancora validato dal MEF e inviato alla Corte dei Conti e quindi non può essere pubblicato e reso operativo.
Per le imprese del settore dal decreto ci si aspetta soprattutto una definizione chiara dei criteri per verificare l’origine UE/SEE dei software.
Cosa possono fare oggi le imprese
Anche in un quadro ancora incompleto alcune indicazioni sono già evidenti: è fondamentale coinvolgere fin da subito i fornitori di software, chiedendo informazioni su origine, sviluppo e licenze. Poi va documentata con attenzione l’integrazione del software con la produzione perché
pianificare ora consente di ridurre il rischio di investimenti non agevolabili domani.
Chi si muove per tempo ha un vantaggio concreto.
Tempistiche da ricordare
Gli investimenti agevolabili devono essere effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con la possibilità di completare entro il 30 giugno 2027 quelli avviati nel 2026, a fronte di un acconto minimo del 20%.
Dalla norma all’innovazione reale
Il nuovo iperammortamento non è una misura “automatica”. Come detto richiederà comunque una corretta qualificazione dei software, coerenza tra tecnologia, processi e strategia fiscale, documentazione adeguata e bisognerà monitorare gli sviluppi per quanto riguarda il vincolo di origine UE/SEE.
Affrontarlo con metodo e con una consulenza qualificata significa trasformare un incentivo fiscale in un vero progetto di innovazione, evitando errori che possono annullarne i benefici.